Si narra che un giorno, sul finire del ’78, Steve McQueen incontrò a New York l’artista e regista pop Andy Warhol, il quale gli chiese se volesse
interpretare un ruolo in un suo prossimo film.
McQueen in maniera gentile declinò l’offerta. Allora Warhol gli chiese se potesse almeno scattargli
qualche foto, da riprodurre in una sua opera pittorica. Evidentemente gli piaceva davvero molto, e non solo dal punto di vista artistico...
L’attore acconsentì. Mentre
lo fotografava, gemendo, con la sua Polaroid, Warhol non perse l’occasione per lodarlo e insistere
sul suo invito, ma senza fortuna.
Qualche tempo dopo Warhol, mentre si trovava in compagnia
del comune amico Truman Capote, chiese che cosa avesse detto McQueen di lui… la
risposta fu serafica: “Che lo fai vomitare”...
Tony Joe White, ai più questo nome dirà poco o nulla. Però se dico Rainy Night in Georgia già qualche lampadina inizia ad accendersi. Eh già, perché la storia che riguarda questo cantautore di nicchia - è il caso di dirlo - è alquanto strana, ma non rara nel mondo della musica. Tony Joe fa parte di quel nutrito sottobosco di talentuosi artisti e compositori che nella vita non sono mai stati baciati dal successo e dalla fama. Salvo poi scoprire che una canzone famosissima che si credeva scritta da altri, invece gli appartiene.
Tony Joe White, classe ’43, nasce ad Oak Grove, un sobborgo sperduto della Louisiana, da un’umile famiglia di origini Cherokee e comincia a strimpellare le sue prime note nei piccoli pub sparsi nello stato dove sfocia il Mississippi. Il suo stile musicale ricorda chitarristi più noti come Mark Knopfler e J.J. Cale e il suo timbro vocale è caldo e profondo, da sembrare quasi black, a dispetto del
suo cognome.
Incide il suo primo album nel ’69 che racchiude Polk Salad Annie brano ripreso e reinterpretato anche da Elvis Presley e Tom Jones. Dello stesso anno l’album successivo …Continued che contiene il suo pezzo più famoso. Sto parlando del capolavoro di Rainy Night in Georgia, stranamente passato inosservato e poi divenuto celebre l’anno successivo grazie alla reinterpretazione di Brook Benton. Successivamente fu ripreso da altri grandi interpreti, da Ray Charles a Randy Crawford, da David Ruffin a Rod Stewart, da Johnny Rivers ad Amos Garrett, da Hank Williams Jr. a Boz Scaggs in duetto con Conway Twitty, e ancora Aaron Neville, Chris Young e molti altri.
Inutile sottolineare che certi artisti sono destinati alla fama e al successo mentre altri rimangono condannati al ruolo di secondo piano come semi-sconosciuti. Il motivo è oscuro, forse perché qualcuno non ha le caratteristiche adatte per essere una star, forse qualche altro è più schivo e meno disposto a cedere ai compromessi e alle lusinghe dello showbiz. Chissà.
Una cosa è certa, che scoprire questi artisti dona una sorta di piacere difficile da spiegare. A noi rimane il fascino immortale delle loro opere, canzoni che sono già nella storia, per sempre.
Ok stasera mi sento molto punk, molto rock, e forse dovrei sforzarmi di dire qualcosa di molto glam su questa fottutissima Stairway to Heaven che non sia già stato detto. Ma le note mi rapiscono e mi portano laddove non conta più il tempo, dove lo spazio è così rarefatto che ogni cosa perde di significato. Per dire cosa poi? Che questo è il brano più maledettamente trascinante e potente che abbia mai sentito e che non mi stancherò mai di ascoltare e che Robert Plant era un dio, e Jimmy Page suonava meglio dei cherubini, che John Paul Jones volava sulle corde e che John Bonham picchiava come un maledetto matto e che ci manca tantissimo... cosa posso dire che le note non possano raccontare da sole meglio di qualunque aggettivo? Che un maledetto miracolo si è compiuto e non finisce di stupirmi come la prima volta?
Francis69
C’è magia nell’aria stanotte, il vento dei ricordi spettina
i pensieri, mossi a malinconia, tenera e disperata malinconia. Ogni volta che
ci si ferma col fiato grosso a guardare indietro, ci assale il ricordo di
coloro che non ci sono più. Sono volti che abbiamo amato, a cui abbiamo
parlato, sorriso o semplicemente sono stati amici per un breve tragitto di
vita. Tutti loro vivono nella memoria, nei luoghi dove siamo passati, anche
solo una volta. Ci sono luoghi che rimangono nella memoria per sempre, legati a
canzoni e a persone che non abbiamo dimenticato. Ci sono parole che vorremmo
aver detto nei momenti giusti, ma al momento giusto non ci siamo riusciti. Ci
sono cose che vorremmo aver fatto, ma abbiamo perso l’occasione.
Abbiamo molto viaggiato, alla ricerca di qualche sogno che potesse diventare realtà.
Quanti chilometri e notti insonni passate con la musica ad attraversare l’anima, lo
sguardo lontano, dove il nastro d’asfalto si tuffa nell’orizzonte, notti
solitarie passate a dire a se stessi “Sogna come se dovessi vivere per sempre,
vivi come se dovessi morire oggi”. E poi i sogni ad occhi aperti, i ricordi
degli amici rimasti e di quelli che se ne sono andati, i rimpianti tarlati dal
disincanto che uccide la fantasia. Ma siamo ancora vivi e possiamo sognare
ancora, sperando di rivivere nuovamente la “Summer of Love”, l’epoca unica ed
irripetibile dove sognare e amare era l’unica via…