Succede a volte di provare l’esperienza dell’abbandono. In quei luoghi dapprima affollati e allegri e poi a poco a poco solitari e tristi rimanendovi ultimi e soli. Frangenti che si dibattono in tentativi di esorcizzare l’incombente malinconia con musica e pensieri di tempi andati, forieri di allegria e spensieratezze. Ma guardarsi indietro per rivivere esperienze felici diviene presto ossessione e inquietudine. Oppure la profonda disperazione di aver perduto senza appello una relazione, dove affondano le radici dei rimorsi per ciò che è stato detto o fatto, ma di più per ciò che si è omesso di dire o fare. Ipocondrie rivestite di sensi di colpa, sensazioni di profondo isolamento e alienazione. Catarsi all’ombra di ricordi spiacevoli e urgente esigenza. Manca l’appello per dare una parola fine ai sogni quando divengono più credibili della realtà. Non è per vivere nel passato, ma per sondare la memoria alla ricerca di cose buone, che ora mancano o ci sfuggono. Ecco tutto questo succede nelle esperienze di solitudine, improvvise e invasive, come lame affilate…Francis69
