Vi racconto il mio country.
E’ la musica da viaggio che attraversa le great plains del Texas, scorre lungo i rivers dell’Oklaoma, fra le gigantesche ruote di fieno imballato del Dakota, sopra le nevi del Nebraska o nella polvere del Kansas. Descrive terre aspre, orizzonti sterminati, nuvole bianche e spumose, o spazzolate dai venti d’alta quota, dove si librano maestose le aquile, padrone di cieli immensi talmente blu da sembrare surreali. Riverbero di sole cocente, orizzonti infuocati, polvere, vento secco e rollin’ tumbleweeds. Musica che mi appartiene come il sangue che mi scorre nelle vene, il mio mondo, il mio modo di essere e considerare lo spazio ed il tempo.
Puoi sentirla suonare da un vecchio juke-box entrando in un diner’s lungo la provinciale in un qualsiasi villaggio sperduto nel nulla. Piccoli e fumosi locali prefabbricati aperti fino a tardi dove si servono caffè e torta di mele, birra, hamburger e patatine fritte. Si consuma al bancone seduti su uno sgabello metallico imbullonato alle assi del pavimento.
Gente sola e sconosciuta col cappello sempre in testa, il sigaro all’angolo della bocca e col gusto di scambiare due chiacchiere se gli offri una birra, facendo a gara a chi la spara più grossa.
E’ una musica malinconica che parla di amori finiti, di persone andate, di cuori spezzati. Si dice in giro che suonando un disco country al contrario si può riavere indietro ciò che si è perduto. Leggende, dicerie, buffonate. Sì, musica che racconta di lacerazioni, di dolore, ma anche di speranze, di redenzione. Musica che parla a Dio come fosse un compagno di bevute, fra saguari e thunder valley, automobili e stazioni radio, esce dall’anima, dalle viscere, parte dal cuore. In essa si intrecciano passioni, bevute, mogli abbandonate, genitori e figli ostili, amici inseparabili. Ed in fondo è sempre presente una possibilità, forse l’ultima, per redimersi e riaggiustare le cose.
E’ una musica da film, visti mille volte da ragazzi. Cowboy a cavallo e praterie, sceriffi e fuorilegge ricercati, finali epici. Storie di uomini, pistole e angeli, in una terra arida e inospitale. Polvere e bluesteam, arbusti e luridi saloon abbandonati. Musica che sta sulla linea di confine tra law & outlaw, buono e cattivo, right & wrong, bianco e nero, sogno e realtà in un paese dalle forti contraddizioni, dalle mille opportunità e dai grandi fallimenti, speranze e disperazioni. Il forte sentimento patriottico che cozza con la drammatica disillusione dei reduci del Vietnam, e il grande sogno americano tradito e infranto con lo schianto di james Dean. Terra di indiani e tradizioni, di tramonti esaltanti e di falò attorno ai quali danzare per esorcizzare gli spiriti cattivi. Terra di venti primordiali di fiumi e braci ardenti. Musica che racconta di strade infinite e cavalli, di treni e rotaie, di buffalo e roadrunner, di tornadi e siccità, di sole e pioggia, amore e dolore.
Musica che parla di musicisti sempre in viaggio, con la valigia pronta, un aereo da prendere al volo, un pullman per raggiungere un altro paese, altra gente. L’ennesimo palco assediato, una chitarra, il microfono, le voci, il sudore e gli strumenti musicali imballati nelle casse metalliche, la notorietà ed il successo, che si spengono assieme alle luci sul palco al termine del concerto, ed il cuore legato ad un amore lontano, spesso irraggiungibile.
Questo è il mio country, la mia musica, la mia vita.
Francis 69

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