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venerdì 22 luglio 2011

Vento


Laggiù il vento ha un nome: lo chiamano Maria. Più esplicitamente potrebbero chiamarlo figlio di puttana. Quella sera nel deserto le raffiche di vento si smorzarono col buio solo per stabilizzarsi in un soffio costante che scosse il furgone per tutta la notte, portando con sé i suoni degli uomini e gli strani rumori del deserto, disperdendoli nella vastità dello spazio, andando e venendo senza tregua, scivolando sopra, sotto e dentro ogni cosa, e trascinando con sé tutto ciò che non era fissato alla terra: palle di erbe vaganti, sabbia, l’umida traspirazione della vita. All'alba il vento tornò a soffiare più forte da nord, e portandosi dietro la polvere dalle cime delle mesetas fin giù nella valle, spingeva il furgoncino dal bordo al centro della strada con tale ostinazione che le braccia faticavano a tenere la rotta contro la furia del vento: in lontananza a sud le rosse appendici allungate delle Glass Mountains ne smorzavano l'impeto, pur senza riuscire a fermarlo del tutto.

(W. Least Heat-Moon, Strade Blu)

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