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Un uomo ordinario impegnato nella straordinaria avventura di vivere...

martedì 6 giugno 2017

Singing In The Rain



E poi improvviso un rombo saturo, come di tuono che prima
lacera l’aria gonfia di umidità e poi rimbalza ed entra in loop come un
subwoofer sfondato a piena potenza…. Il fragore tumultuoso si spegne lontano in
echi sempre più radi e saturi di pioggia. Il cristallino rimbalzo delle rare
gocce scintillanti che danzano sul davanzale nel riflesso dei lampioni. Singing
in the Rain come Gene Kelly nel diluvio di emozioni, pioggia e profumo di
ozono. Il tempo non esiste, l’immagine è fissata in uno scatto indelebile in
bianco e nero nella memoria. Nella stanza in penombra, disegni strani sulle
pareti, ombre dilatate dei desideri accesi, luminosi come fari nella notte… la
musica avvolge e racchiude, sigilla e penetra, chiudo gli occhi e vengo rapito
da un film di mille anni fa…

Francis69

mercoledì 19 aprile 2017

Steve McQueen


Si narra che un giorno, sul finire del ’78, Steve McQueen incontrò a New York l’artista e regista pop Andy Warhol, il quale gli chiese se volesse interpretare un ruolo in un suo prossimo film. 
McQueen in maniera gentile declinò l’offerta. Allora Warhol gli chiese se potesse almeno scattargli qualche foto, da riprodurre in una sua opera pittorica. Evidentemente gli piaceva davvero molto, e non solo dal punto di vista artistico...
L’attore acconsentì. Mentre lo fotografava, gemendo, con la sua Polaroid, Warhol non perse l’occasione per lodarlo e insistere sul suo invito, ma senza fortuna. 
Qualche tempo dopo Warhol, mentre si trovava in compagnia del comune amico Truman Capote, chiese che cosa avesse detto McQueen di lui… la risposta fu serafica: “Che lo fai vomitare”... 
Francis69

mercoledì 12 aprile 2017

Tony Joe White e le notti piovose giù in Georgia



Tony Joe White, ai più questo nome dirà poco o nulla. Però se dico Rainy Night in Georgia già qualche lampadina inizia ad accendersi. Eh già, perché la storia che riguarda questo cantautore di nicchia - è il caso di dirlo - è alquanto strana, ma non rara nel mondo della musica. Tony Joe fa parte di quel nutrito sottobosco di talentuosi artisti e compositori che nella vita non sono mai stati baciati dal successo e dalla fama. Salvo poi scoprire che una canzone famosissima che si credeva scritta da altri, invece gli appartiene.
Tony Joe White, classe ’43, nasce ad Oak Grove, un sobborgo sperduto della Louisiana, da un’umile famiglia di origini Cherokee e comincia a strimpellare le sue prime note nei piccoli pub sparsi nello stato dove sfocia il Mississippi. Il suo stile musicale ricorda chitarristi più noti come Mark Knopfler e J.J. Cale e il suo timbro vocale è caldo e profondo, da sembrare quasi black, a dispetto del
suo cognome.

Incide il suo primo album nel ’69 che racchiude Polk Salad Annie brano ripreso e reinterpretato anche da Elvis Presley e Tom Jones. Dello stesso anno l’album successivo …Continued che contiene il suo pezzo più famoso. Sto parlando del capolavoro di Rainy Night in Georgia, stranamente passato inosservato e poi divenuto celebre l’anno successivo grazie alla reinterpretazione di Brook Benton. Successivamente fu ripreso da altri grandi interpreti, da Ray Charles a Randy Crawford, da David Ruffin a Rod Stewart, da Johnny Rivers ad Amos Garrett, da Hank Williams Jr. a Boz Scaggs in duetto con Conway Twitty, e ancora Aaron Neville, Chris Young e molti altri.
Inutile sottolineare che certi artisti sono destinati alla fama e al successo mentre altri rimangono condannati al ruolo di secondo piano come semi-sconosciuti. Il motivo è oscuro, forse perché qualcuno non ha le caratteristiche adatte per essere una star, forse qualche altro è più schivo e meno disposto a cedere ai compromessi e alle lusinghe dello showbiz. Chissà.
Una cosa è certa, che scoprire questi artisti dona una sorta di piacere difficile da spiegare. A noi rimane il fascino immortale delle loro opere, canzoni che sono già nella storia, per sempre.

Francis69 

giovedì 6 aprile 2017

Stairway to Heaven



Ok stasera mi sento molto punk, molto rock, e forse dovrei sforzarmi di dire qualcosa di molto glam su questa fottutissima Stairway to Heaven che non sia già stato detto. Ma le note mi rapiscono e mi portano laddove non conta più il tempo, dove lo spazio è così rarefatto che ogni cosa perde di significato. Per dire cosa poi? Che questo è il brano più maledettamente trascinante e potente che abbia mai sentito e che non mi stancherò mai di ascoltare e che Robert Plant era un dio, e Jimmy Page suonava meglio dei cherubini, che John Paul Jones volava sulle corde e che John Bonham picchiava come un maledetto matto e che ci manca tantissimo... cosa posso dire che le note non possano raccontare da sole meglio di qualunque aggettivo? Che un maledetto miracolo si è compiuto e non finisce di stupirmi come la prima volta?
Francis69

lunedì 3 aprile 2017

Somebody to love



C’è magia nell’aria stanotte, il vento dei ricordi spettina
i pensieri, mossi a malinconia, tenera e disperata malinconia. Ogni volta che
ci si ferma col fiato grosso a guardare indietro, ci assale il ricordo di
coloro che non ci sono più. Sono volti che abbiamo amato, a cui abbiamo
parlato, sorriso o semplicemente sono stati amici per un breve tragitto di
vita. Tutti loro vivono nella memoria, nei luoghi dove siamo passati, anche
solo una volta. Ci sono luoghi che rimangono nella memoria per sempre, legati a
canzoni e a persone che non abbiamo dimenticato. Ci sono parole che vorremmo
aver detto nei momenti giusti, ma al momento giusto non ci siamo riusciti. Ci
sono cose che vorremmo aver fatto, ma abbiamo perso l’occasione.
Abbiamo molto viaggiato, alla ricerca di qualche sogno che potesse diventare realtà.
Quanti chilometri e notti insonni passate con la musica ad attraversare l’anima, lo
sguardo lontano, dove il nastro d’asfalto si tuffa nell’orizzonte, notti
solitarie passate a dire a se stessi “Sogna come se dovessi vivere per sempre,
vivi come se dovessi morire oggi”. E poi i sogni ad occhi aperti, i ricordi
degli amici rimasti e di quelli che se ne sono andati, i rimpianti tarlati dal
disincanto che uccide la fantasia. Ma siamo ancora vivi e possiamo sognare
ancora, sperando di rivivere nuovamente la “Summer of Love”, l’epoca unica ed
irripetibile dove sognare e amare era l’unica via…
Francis69

lunedì 27 marzo 2017

Crazy Heart





L’ho visto finalmente l’altra sera, dopo un po’ di tempo che avevo acquistato il DVD in edicola e che tenevo ancora incartato nel cellophane.
Non nascondo che avevo delle aspettative verso la pellicola, fin dal 2010 quando vidi i trailer. Il fatto che sia stato un film mai passato in TV, o che io non abbia mai visto prima di allora, la dice lunga sui miei tempi!
Aspettative che derivano dal mio amore verso la musica, il mondo Country e verso questo genere di film, dove c’è una storia interessante.
Inoltre il protagonista è uno dei miei attori preferiti, Jeff Bridges, vincitore di un Golden Globe e di un Oscar. In totale il film riceve due Golden Globe e due Oscar (miglior attore protagonista e miglior canzone originale - The Weary Kind di Ryan Bingham e T-Bone Burnett).
Inutile dire che la colonna sonora è di alto livello come le performance dello stesso Bridges, che interpreta tutte le canzoni del protagonista Bad Blake, Buck Owens, The Louvin’ Brothers, Ryan Bingham, Lightnin’ Hopkins, Waylon Jennings, Townes Van Zandt e Sam Philips.
Un’immersione calda e immediata nel Country vero, onesto, classico.
La storia si dipana dal viale del tramonto, tristemente imboccato da un ormai vecchio e alcolizzato ex cantautore Country di successo, che deve fare i conti coi suoi cinque divorzi e i nuovi musicisti che avanzano e le difficoltà sempre maggiori a reperire un contratto decente che gli garantisca una remunerazione che gli consenta di sopravvivere e di comprarsi una bottiglia di Whisky di infima qualità in uno Store qualsiasi sperduto nel deserto. Una realtà quotidiana fatta di decadenza, di Motels fatiscenti, di rapporti promiscui improvvisati e palchi sempre più dimessi nella lontana e alienata periferia americana. Un uomo costretto dalle necessità ad adattarsi ad un mondo che non riconosce più, nonostante un manipolo di fans incalliti ancora calorosi e disposti a tutto pur di vederlo suonare nel Bar sgangherato del paese. Finchè un giorno non riscopre l’amore, imprevisto e inaspettato, una giovane aspirante giornalista che, grazie ad un figlio che il vecchio cantante impara presto ad adorare, lo spinge verso la disintossicazione e il recupero di una vita più regolare. Ma come nelle migliori sceneggiature, prima di risalire bisogna toccare il fondo. Il vecchio Blake sfiorerà la morte in più occasioni sia per gli eccessi dell’alcool e del fumo che per un incidente stradale.
Finchè accade l’irreparabile quando, dopo l’ennesima sbornia, smarrisce il figlio che l’amata gli aveva affidato. Alla fine viene ritrovato sano e salvo ma l’episodio segna in modo indelebile il loro rapporto, tanto che lei capisce che egli non potrà mai essere il compagno e padre per suo figlio che credeva di aver trovato.
Blake si disintossica e continua a scrivere canzoni e ritorna dalla sua amata che però lo rifiuta definitivamente. Egli allora cerca il riscatto in ciò che sa fare e che gli riesce meglio, scrivere canzoni. Canzoni che farà interpretare al giovane cantante country emergente, l’odiato ex discepolo (Colin Farrell), che comunque nutre nei suoi confronti un debito morale di riconoscenza per ciò che gli ha insegnato e che gli ha permesso di raggiungere il successo di cui gode e cerca in qualche modo di aiutare.
Alla fine riesce a sdebitarsi rilanciandolo come autore, garantendogli la sicurezza economica che inseguiva da tempo.
Nel complesso una storia vera, costellata di fallimenti, di cadute nell’abisso e di faticose risalite fino al luminoso e malinconico finale in un tramonto country classico sulle note in sottofondo di The Weary Kind, dove i due ex amanti si ritrovano, dopo aver imboccato strade e vite separate, ma che sodalizzano un’affetto e amicizia sinceri, per sempre. Bel film e belle sceneggiature. Un Jeff Bridges sontuoso, che merita ampiamente i riconoscimenti, e belle canzoni che contribuiscono ad avvolgere lo spettatore nella calda atmosfera country.
Francis69 

mercoledì 22 marzo 2017

You and Your Friend (On the Night)





Ore 8:00, immerso nel traffico costipato del mattino, i pullman, le auto, migliaia di biciclette e studenti con lo zaino dalle facce arrossate e insonnolite... li guardo tutti. Sono adolescenti, come me un tempo... chi scruta lo smartphone, chi indossa le cuffie con aria assorta, chi ride, chi fuma, chi ha la faccia dura e imbronciata... sono ragazzi, che ambiscono a un futuro, lo sognano, lo immaginano bello, luminoso, pieno di speranze e promesse... proprio come le nostre, un tempo.... voglio immaginare che un domani potranno sistemare i disastri che la nostra generazione sta inesorabilmente compiendo... intanto nell'autoradio suonano le note rade e profonde di "You And Your Friend" dei Dire Straits... alzo il volume... per coprire il frastuono dei clacson e dei pensieri negativi... alzo... e improvviso uno spruzzo di acquerugiola inonda il parabrezza dell'auto... innesco il tergicristallo che con un paio di colpi spazza via le gocce e la malinconia... Buona giornata gente, è primavera! (y)