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martedì 12 ottobre 2010

La versione di Barney

Ho letto recentemente un libro bellissimo. Era dai libri di John Fante che non mi sorprendevo a sorridere, no di più, scoppiare in silenziose risate leggendo le pagine di un libro. Talmente avvincente da costringermi a portarmelo dietro ovunque, da fermarmi in auto lungo la strada per leggermi almeno un paio di pagine prima di andare al lavoro.
“La versione di Barney” è un libro ironico, sprezzante, irascibile, incantato, onesto, infantile, scioccante, esilarante, maldestro, innocente, irriverente, malinconico, monello, donnaiolo… tutte caratteristiche che s’addicono al protagonista Barney Panofsky, un ebreo alcolizzato che vive in Canada negli anni ’50 e che, ci scommetto, sono un po’ anche dell’autore Mordecai Richler (ma qui esiste una corrente di pensiero mai confermata dallo stesso). Un romanzo scritto in forma autobiografica, 490 pagine che ho “bevuto” tutte d’un fiato, come si potrebbe buttar giù un bicchierino di Cognac, e che lascia la stessa sensazione: dapprima di bruciore e poi calore e conforto. Un libro - lo ammetto - a tratti un tantino scurrile, ma terribilmente incantato e spiritoso, dove le scene patetiche e plateali fanno da contraltare a solitudini e melanconiche disillusioni di stile leopardiano. Un libro che consiglio vivamente perché mi ha fatto innamorare del suo protagonista, sconclusionato, smemorato, arruffone, menefreghista, interessato, attaccato morbosamente alla bottiglia e alle donne, capace di innamorarsi clamorosamente di un’altra il giorno delle sue nozze e di presentarsi ubriaco al suo primo appuntamento dopo averlo agognato fortemente. Un uomo capace di squagliarsela alla chetichella durante i festeggiamenti del suo matrimonio per andare a seguire la partita di Hockey alla TV. Se leggete “La versione di Barney”, ve ne innamorerete come è successo a me, che adesso mi tocca andare a cercarmi tutte le opere di Richler sperando di trovarci un novello Fante dei giorni nostri.
Francis69

La trama:
Barney Panofsky (produttore televisivo di successo) è un ricco ebreo canadese figlio di un poliziotto che, passati i sessant'anni, decide - apparentemente controvoglia - di scrivere una autobiografia. Il motivo che spinge Barney a scriverla è dare la sua "versione" dei fatti che hanno portato alla morte del suo amico Bernard "Boogie" Moscovitch, e liberarsi così dall'accusa di omicidio mossagli nel libro "Il tempo, le febbri" dallo scrittore Terry McIver, compagno di Barney al tempo del suo lungo soggiorno a Parigi.
Nel corso della stesura delle sue memorie tuttavia i ricordi di Barney diventano via via confusi: gli episodi del suo passato si intrecciano indissolubilmente con gli avvenimenti del suo presente. Così l'intero romanzo risulta essere una serie di flashback disordinati: i racconti delle giornate del "vecchio" Barney (acciaccato, abbandonato dalla moglie ed alcolista irrecuperabile), si mescolano alla girandola dei ricordi d'una vita ricca di avvenimenti e incontri straordinari.
Il romanzo è strutturato in tre parti, una per ciascuna delle tre mogli di Barney: la prima, la pittrice e poetessa Clara Charnofsky, morta suicida a Parigi; la ciarliera "Seconda Signora Panofsky", una ricca ereditiera che Barney sposa senza troppa convinzione e dalla quale divorzia presto; Miriam, il vero grande amore di Barney, dalla quale avrà tre figli (Michael, Saul, Kate), con i quali Barney ha un rapporto conflittuale. In realtà, a causa delle continue digressioni, episodi concernenti tutte e tre le donne sono presenti in ciascuna delle tre parti del romanzo.
Le memorie di Barney vengono poi pubblicate postume, con l'inserimento di pignole note a piè di pagina a correzione delle sviste di Barney, dal figlio Michael che è inoltre autore del poscritto dell'opera, in cui si spiegano i motivi dei vuoti di memoria di Barney (che è infatti affetto dal morbo di Alzheimer) e nelle quali viene infine chiarito il mistero sulla morte di Boogie.
(Mordecai Richler, La versione di Barney, traduzione di Matteo Codignola, Adelphi, 2007 pp. 490)

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