Chi sono

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Un uomo ordinario impegnato nella straordinaria avventura di vivere...

giovedì 21 aprile 2011

Terra


Tim McGraw & Gwyneth Paltrow "Me & Tennessee" -... di SonyPictures

Come un cerebroleso, vago nel vuoto in assenze definitive e fragorose, come urla e abbracci mai dati. Questa attesa colpisce nello stomaco e lascia echi lontani ormai andati. Osservo attraverso il vetro della bottiglia il mondo che mi circonda, tutto appare deformato, inutile, vuoto come questa bottiglia buona solo da fracassare contro un muro in periferia. Immagini si rincorrono nella mente, ridendo e richiamando ricordi di un tempo che non esiste più. Alzo lo sguardo al cielo e respiro l’aria che profuma di pioggia e terra dura. Il viaggio comincia adesso, chissà dove mi porterà domani, ma adesso sono qui, vivo e ho bisogno di profonde emozioni, di sentimenti pieni e sicuri. Vivere allo stato brado non fa per me, guardando oltre la rete, la terra chiama. Ora vieni qui fra le mie braccia, e fammi annusare il profumo dei tuoi capelli, lasciati stringere e abbracciare come non ho fatto mai prima…
Francis69

venerdì 11 marzo 2011

La promessa


Era una promessa e l’altra sera l’ho mantenuta. Sono passato dalla mera osservazione all’ascolto, cioè dalle immagini del digipack al suono dei due CD di “The Promise”. Perché è così che si fanno le cose: per bene!!
Ciò che colpisce maggiormente (e che mi piace) è quel sound inconfondibile degli esordi, così tipico e diretto, senza fronzoli, capace di creare fin da subito l’atmosfera cupa e malinconica da pellicola d’altri tempi.
In effetti, in quest’opera, immagini e musica s’intrecciano come in un film.
Prima ti tramortisce come un pugno nello stomaco, poi ti prende letteralmente per il coppino e ti trasporta indietro di trent’anni.
Avrò avuto suppergiù dieci anni io, allora. Lui una ventina di più (tale è la differenza generazionale che ci separa, incredibile, pensavo peggio…).
E quelli erano i luoghi e i sapori. Riviverli oggi, come allora, è una piacevole sorpresa, un tuffo nel passato. Un full immersion di ricordi che Bruce Springsteen ha spalancato, a mò di vaso di Pandora, con quest’idea di pubblicare oggi ciò che non lo è stato allora. Ed egli stesso dice di esser rimasto meravigliato e compiaciuto del risultato. Per lui è stato un po’ come sfogliare un vecchio album dimenticato di ricordi e foto, che ritrae volti più giovani, figure slanciate e capellute e qualcuno che non c’è più.
La musica assurge al compito di evocare ricordi e suggella al pari di uno scatto in bianco e nero, istanti eterni. In The Promise, ancora oggi, come allora, passato e presente si fondono in modo ineluttabile attraverso la musica, tanto da divenire mezzo di evocazione e sostegno di emozioni dimenticate.
Ci sono alcuni temi ricorrenti e universali che possono rendere leggendaria una storia, un romanzo o un film: la fine dell’innocenza e il passaggio alla vita adulta, una lite con un (ex) amico e le conseguenze personali e artistiche di un improvviso quanto grande successo. E’ ciò che è accaduto al Boss nel periodo tra “Born to Run” e “Darkness on the Edge of Town”, senza eccezioni. E’ tutto qui, in queste 21 nuove-vecchie tracce, perlopiù inedite o tutt’al più sotto forma di bootleg o previous unrealized sparpagliati qua o là.
Ed è per questo motivo che ciò che avvenne in quel biennio ha assunto una dimensione che va oltre la biografia dell’artista.
Tutto quello che ci troviamo oggi tra le mani era troppo per uscire trent’anni fa. Tanto materiale sufficiente per ben quattro album. Ed invece ne fu realizzato solo uno. Il resto rimase nel cassetto a dormire, fino ad oggi. Così il progetto è cresciuto, si è ingigantito, fino a diventare quello che è adesso.
Il viaggio, perché di questo si tratta e non saprei neanche come definirlo diversamente (nel primo CD sono ben tre i titoli con la parola street, strada), si apre con una ballata senza eguali e non a caso dal titolo evocativo Racing in the Street. Definisce un movimento, di più: una competizione, che può metaforicamente essere accostata all’età giovanile. Quando si è giovani, non si viaggia paciosamente osservando il paesaggio, ma si va di fretta, si corre. Esiste solo la strada, il mezzo e il traguardo. Se necessario si fa a gara. Per andare da nessuna parte. Solo lo scopo di arrivare primi. Non c’è una meta, un obiettivo da raggiungere, ma solo un traguardo bene in vista, da raggiungere il più velocemente possibile. Le note della canzone sono i pistoni che urlano dentro al motore di una esistenza ancora acerba e come tale piena di incognite. Poi il viaggio prosegue con un brano inconfondibile (Gotta Get That Feeling) in cui le sonorità derivano dall’inconfondibile marchio di fabbrica targato E-Street Band. Poi via via si susseguono in una giostra vorticante irresistibile le altre tracce, che ti calano di botto in pieno anni ‘70-’80. Fino a giungere alla famosissima Because the Night piccolo gioiello universale portato al successo dall’amica Patty Smith, ma in versione più blanda e intimista. Da gustare tutto fino alla fine dove il primo CD si conclude con Candy’s Boy che è la versione rallentata di Candy’s Room. Il secondo Cd si apre con una sorpresa: Save My Love, scritta nel ’77 ma le cui liriche e l’incisione è del 2010 (si avverte chiaramente il timbro maturo nella voce di Bruce). Poi subentrano ballate giocose e piccole chicche di power-pop ad alleggerire l’atmosfera crepuscolare (che del resto si percepisce in ogni foto e immagine del cofanetto) tanto da aspettare la successiva per farsi sorprendere nuovamente. Fino a giungere alla title track The Promise che ogni fan che si rispetti conosce a memoria, perché è una delle sue canzoni più belle di sempre, ma che al tempo non venne pubblicata perché troppo personale (è la storia metaforica della lite giudiziaria con l’ex amico e produttore Appel e le conseguenze del successo).
Il resto lo lascio a voi perché potrei continuare a riempire pagine di commenti, riferimenti e impressioni senza riuscire ad avvicinarmi per nulla alla reale grandiosità di questo progetto. Chi ha la fortuna di capirlo sa ciò che intendo. Vi basti guardare questo video…
Buone emozioni
Francis69

venerdì 4 marzo 2011

The Promise

Eccolo qui, finalmente. Lo rigiro fra le dita e fremo nell’attesa. Lo guardo con riverenza e non senza una certa emozione che mi comprime la bocca dello stomaco. Osservo la copertina e attendo il momento di scartarlo dal cellophane termo-restringente che lo custodisce come una piccola reliquia. Non voglio ancora aprirlo. Me lo gusto così, solo osservandolo, per adesso. Nell’attesa di poterlo poi far esplodere come si deve dentro alle casse del mio impianto stereo. Ma c’è tempo. Per adesso voglio godermelo così, nelle immagini e nei titoli. Uh, quanta meravigliosa empatia in questi istanti. Come mi ci sento dentro a quelle immagini. Sulla copertina sta pensieroso, appena appoggiato sul cofano di un’auto che pare uscita da quei telefilm americani anni ’70. Una decapottabile. Si intravede sul profilo del cofano il marchio - F O R D - proprio così, con le lettere staccate. Chissà che modello è? Sarà certamente oggetto di una mia prossima ricerca (E' una Ford Galaxy 500 XL ndr). Indossa i jeans e una camicia smanicata bianca. La mano destra in un atteggiamento pensieroso copre la bocca e lo sguardo vaga lontano. Ma ciò che impressiona è il cielo che sovrasta tutto. Un cielo nuvoloso e lì in fondo nero come pece, tanto che i rilievi sul fondo, dove si perde a vista d’occhio la lunga striscia bianca e ghiaiosa della strada, tanto dritta da sembrare irreale, appaiono paradossalmente più chiari del cielo stesso. Quell’auto ferma lì in mezzo al nulla, al vuoto più totale, e dove il cielo paradossalmente sembra riempire tutto.
Nell’immagine sul retro la stessa auto, stavolta in movimento con gran nuvolone polveroso a seguire, percorre la stessa strada ghiaiosa, ma la foto appare più decentrata e assume a ruolo di protagonista la sterminata prateria di bluesteam.
Questo digipack incute timore reverenziale solo a guardarlo. Figuriamoci ad ascoltarlo. Ma c’è tempo. Questi sono attimi da assaporare con calma, senza fretta. Acquistare una simile reliquia, scartarla e ficcare il CD frettolosamente dentro al lettore, magari in auto, un momento prima di immergersi nel traffico, equivale ad una bestemmia. Come guardare un Van Gogh alla stregua di un fumetto. Blasfemia pura. Ci sono cose che vanno assaporate con i giusti tempi e le dovute cautele. Una di queste è “The Promise” il doppio CD uscito lo scorso anno, contenente le tracce perdute (dice proprio così the lost sessions, non è una mia invenzione) del famosissimo Darkness On The Edge of Town del ’78. Anche i più sprovveduti sanno di quale caratura di opera stiamo parlando. Al di là che la musica del Boss possa piacere o meno, al di là di tutte le considerazioni e critiche che si possono muovere sul personaggio, questo (parlo di “Darkness…”) costituisce la pietra miliare, la cartina tornasole, di tutta la grandiosa ed enciclopedica carriera di Bruce Springsteen. Un Artista, con la A maiscola. Un personaggio raro, mistico e mitico. Un ciclope nel panorama musicale rock (e non solo) del pianeta terra. Sì perché, checché ne pensino i suoi fan più sfegatati (tra i quali mi ci metto senza indugio anch’io), Bruce è un umano e non un extra terreste. E’ prima di tutto e soprattutto un uomo. Capace di fare della sua semplice e umile umanità, un mito. Egli ha raccontato non solo l’America dei sogni, con tutte le sue illusioni e le promesse infrante (proverbiale il titolo del CD), ma dell’umanità intera. Quando il Boss sbraitava nei microfoni il suo primo successo planetario (Born in The USA) qualcuno (governo Reagan ndr) sulla scia dell’enorme successo, tentò perfino di girare a proprio favore alcune allusioni contenute nel brano stesso, ignorando bellamente che si trattava invece di un grido di ribellione contro certi regimi, politiche e guerre. Mai domo e piegato dal successo Bruce percorre fino in fondo la sua carriera, conscio che ormai non si può più tirare indietro, né nascondersi dietro paradisi effimeri di droghe o alcool. Perfettamente consapevole che c’era (e c’è tutt’oggi) un popolo di fan che chiede, vuole, ama, piange, ride, lotta e si dispera sulla scia delle sue canzoni. E lui non può e non vuole deluderlo. Si concede, senza sosta, e sforna canzoni e canta, si agita, suda e si sgola ancora sul palco alla sua bella età (62 ndr), per dare ancora a chiunque sa accogliere la sua musica, energia vitale, fatta di parole, di suoni, di drammi, di sconfitte e rinascite. Ecco allora che quell’auto, assurta a metafora simbolica, lanciata attraverso la prateria della desolazione (che potrebbe essere la vita, il dolore, la disperazione), che solleva gran nugoli di polvere, quella stessa polvere che egli stesso ha dovuto mangiare più volte e in cui tutti, chi più chi meno, ci siamo trovati a sguazzare prima o poi, diventa il vascello della salvezza, per traghettare in salvo un’esistenza sdrucita e fallita. Egli lo fa a modo suo, come può e come sa fare meglio. Per ora non apro ancora. C’è tempo anche domani. Prima mi voglio saziare d’immagini e attese. Per la musica, quella vera, non voglio farmi trovare impreparato. E’ una promessa, e voglio mantenerla. To be continued...
Francis69

lunedì 31 gennaio 2011

Sono solo sogni...



Quante volte ci è capitato di affermarlo al risveglio dopo un sogno che ci ha colpito emotivamente… eppure i sogni contengono delle grandi verità.
No nulla a che vedere con le chiaroveggenze, la cabala o le filosofie Freudiane, su cui non voglio né intendo soffermarmi (a ognuno le proprie credenze). Qui mi riferisco soprattutto a ciò che rappresentano i sogni nella realtà. E’ indubbio che ognuno di noi è formato tra le altre cose anche da emotività, passioni, speranze, preoccupazioni. Tutto ciò che costituisce la sfera emotiva del nostro essere viene proiettato nei sogni, in quello stato cioè in cui il nostro corpo si trova senza difese né condizionamenti esterni, che è appunto il sonno. Durante il sonno il nostro vivere quotidiano viene scremato fino all’osso, ed è allora che emergono, scabre ed asciutte, le nostre emotività più sincere senza che possiamo fare nulla per controllarle, frenarle, chiuderle, etichettarle o farle star zitte. Nei sogni ci spogliamo e liberiamo totalmente dei nostri tabù, dagli schemi dell’educazione, della ragione e più in generale di tutto ciò che ci fa vivere educatamente nella società. Ecco che allora diveniamo più puri e sinceri nel senso più alto e stretto del termine. E l’interpretazione che io do ai sogni è proprio in questa dimensione, dove alla fine emerge ciò che davvero sta nel nostro io più segreto e profondo e che non osiamo nemmeno confessare a noi stessi. Dei sogni infatti non ci vergogniamo perchè “tanto era solo un sogno, vengono da soli, che c’entro io?” E invece non sappiamo che dietro ad ogni sogno si nasconde un desiderio, una paura o un sentimento incofessato. Non dobbiamo temere i sogni, e nemmeno esorcizzarli con frasi del tipo “sai, stanotte ti ho allungato la vita…” riferendosi magari al sogno della morte di qualcuno. Sognare della morte di qualcuno in effetti significa allungargli davvero la vita, certamente nei desideri di chi ha fatto il sogno. Nessuno può prevedere il futuro, nemmeno i sogni. Se ciò accade è solamente coincidenza e probabilità. Dunque non dobbiamo vergognarci dei sogni che facciamo perché costituiscono la nostra essenza più vera e sincera. E raccontarli, dice molto di noi, più di quel che crediamo.
Grazie allo spunto offertomi da una cara amica che l’altro giorno, per l’appunto, mi diceva di avermi allungato la vita in un sogno che l’aveva impressionata, confessandomi candidamente che averlo fatto la ha dato l’occasione per capire quanto mi voglia bene e rigetti anche solo il pensiero della mia dipartita. Infine, è servito a me, perché ho capito davvero quanto possiamo essere importanti per ogni cosa che diciamo e facciamo e soprattutto quanto siamo legati gli uni agli altri, senza rendercene conto.

Evviva i sogni!!!
Francis69

giovedì 13 gennaio 2011

Ricetta d'amore



Ti preparo l’amore, lo faccio apposta per te e voglio servirtelo. Ci vuole pazienza e un pizzico di comprensione, ma verrà buonissimo da gustare. L’amore che ho in mente di prepararti è bellissimo, c’è bisogno di un po’ di fiducia e di stima, qualche generosa manciata di caparbietà e una spolverata di perdono, ma verrà bene vedrai. Lo faccio per te, se ti va di sederti senza fretta. Gli ingredienti sono tutti qui, nel mio cuore, basta solo miscelarli e amalgamarli con un po’ di dolcezza e un pizzico di pazienza. Così fra una chiacchiera e una risata, con un buon calice di vino, te lo preparerò e ce lo gusteremo assieme. Però ho bisogno del tuo aiuto, di un po’ del tuo amore. Ne prenderò solo un po’, solo ciò che mi serve, per far lievitare e dare senso e gusto a tutto l’impasto. Ora siedi e condividiamolo, prendendocelo e scambiandocelo dal piatto della quotidianità, l’un l’altra vicendevolmente. Più ne prenderò è più ne vorrò, ne sarò talmente goloso da farmi male. E’ dolce, con un retrogusto un po’ amaro, ma ci sta. Me ne daresti un altro po’? Lascia, me lo prendo. Voglio assaporarlo, gustarlo, stringerlo, accarezzarlo, annusarlo, baciarlo l’amore che mi dai. Tieni ancora un po’ del mio, ne ho finche vorrai. Ne prenderemo a sazietà dividendocelo un pezzo per uno…
Francis69

mercoledì 29 dicembre 2010

Buon anno



"Tirando le somme dell’anno che sta finendo mi accorgo soprattutto di aver vissuto…" scrivevo sul finire dello scorso anno, augurando a tutti che quello nuovo fosse migliore di quello che si stava concludendo.
Da allora ne è passato un altro. E mi ritrovo qui ora a interrogarmi e a cercare di tirare le somme su questo 2010 ormai agli sgoccioli. Riti che si ripetono.
Non è mai facile rispondere a queste domande. In primo luogo perché è praticamente impossibile riassumere in poche righe ciò che è stato lungo un anno. In un anno accadono molte cose. Molto spesso tristi e spiacevoli, ma anche certamente piacevoli e felici. E anche a cercare di ricordarle tutte si fa un’enorme fatica, con la certezza di dimenticare sicuramente qualcosa.
E allora? Qual è il compendio in questi casi? Qual’è il peso di tutte le cose accadute? E in quale misura ci hanno condizionato, stupito, emozionato, addolorato, coinvolto? Sono riflessioni che diventano complicate, spesso malinconiche, non fosse altro che per il fatto di ritrovarsi invecchiati di un anno.
"Per il nuovo anno mi auguro di vivere altrettante emozioni e se possibile anche di più, accettando ciò che la vita mi passerà, senza lamentarmi troppo…" concludevo infine al termine della mia riflessione. In effetti posso dire che, almeno in parte, il mio augurio si sia avverato.
Dunque per quello che verrà cosa posso augurarmi? Certamente lo stesso. Però quest’anno con due grosse novità: la consapevolezza e l’esigenza. Consapevolezza di esistere ed esigenza di non sprecare tempo. In breve vivere con pienezza. Perché ogni anno che passa, ne resta sempre uno in meno. Questo è un dato di fatto. Urge allora impegnarsi, se possibile, ancor di più nel cercare di ottenere una vita positiva e piena, per lasciare un segno anche se piccolo. Io ho i miei esempi, ognuno ha i suoi. Tutto è possibile, basta volere!
Dunque ecco il mio augurio per l’anno che verrà: di diventare uomo nuovo, in ogni senso. E ovviamente lo stesso auguro anche a tutti voi, con il desiderio di incontrarvi tutti. Buon nuovo anno.
Francis69

martedì 21 dicembre 2010

Una mail può far bene...

Un'amica di vecchia data mi scrive:

"Ciao Giovanni,
finalmente riesco a scriverti in un momento di totale calma in ufficio.
Era da un po' che volevo farlo, ma il tempo passa così veloce, poi il domani diventa velocemente già ieri.
L'ultima volta che ti ho scritto c'era un bel sole autunnale, nel frattempo tanta pioggia è scesa e ormai siamo in pieno inverno.
Ma per fortuna, anche se fa freddo, oggi c'è proprio un bel sole e Venezia è davvero meravigliosa.
Questo fa ben sperare!
Il sole, il cielo terso e sereno fa pensare un po' alla primavera, spero che arrivi presto con le sue giornate che si fanno un po' più lunghe.
Ultimamente, non so, vedo in giro tanta gente che corre a vuoto, facce spente e senza luce negli occhi. Sarà questo periodo di crisi generale, ma sinceramente vedo tanto squallore, tanta solitudine, gente in compagnia ma che poi percepisci a pelle che sono sole dentro.
Non voglio essere triste, ma sarà che ho fatto un patto con me stessa: tagliare le amicizie inutili e allontanare le persone negative.... non riesco a essere diversa da ciò che sono...
Penso che prima o poi lascerò qualche mia frase nel tuo blog, devo capire come funziona, la tecnologia non è tanto il mio forte. Mi hai fatto venire voglia di riprendere in mano le cose che ho scritto in passato e che ancora scrivo, dargli una forma, sono sempre una parte di me che spero non vada persa... forse qualcuno le potrà leggere...
Ora scappo, il treno mi aspetta.
Ti mando un caro saluto e spero davvero che tu stia bene."


Nel frattempo che tu ti decida ci ho pensato io!
Sì, a volte una mail arrivata in un giorno qualsiasi, può davvero cambiarti la giornata...
Francis69